ITALIAN EXPERIMENTAL SEISMIC NETWORK


PREMESSA

Innanzitutto, è da sottolineare come il rilevante evento sismico si sia originato in una complessa zona sismogenetica, lungo la catena appenninica centrale esattamente al confine tra le Marche e l'Umbria, caratterizzata da un sistema fagliatico, il cui segmento principale è noto come "faglia di Costa Cesi", correlato ad un altro posizionato poco più ad est ed attraversante il bacino di Colfiorito. Tali fratturazioni, per qualche chilo- metro corrono tra le frazioni di Cesi, Costa e San Martino nel comune di Serrvalle del Chienti (monte Talagna), e da Dignano all'incirca fino ad Annifo passando per il Monte delle Scalette ed il Monte della Croce, ovvero a nord del bacino di Colfiorito. Le faglie sono di tipo normale, estensiva, normo inclinata con andamento so/ne. Nota da secoli, pare abbia dato origine diretta a rilevanti fenomeni sismici solamente nel 13° secolo (terremoto di Serravalle del 1279) o a cui si possono far risalire alcuni antichi episodi nella frazione di Casenuove di Foli gno (vedasi Baratta ne "I terremoti d'Italia"), pur insistendo in una zona sismogenetica importante come quella dell'alto maceratese. Ancora oggi sono ben visibili sul territorio alcuni particolari effetti superficiali di fagliazione, originati o amplificati dalle due scosse maggiori del 26/9. La loro analisi ha permesso di consolidare ed ampliare le conoscenze e le tesi geologiche sulla struttura, già al centro di specifici studi e pubblicazioni (Cello, Calamita ed altri, Unicam).

La sequenza appenninica iniziata nel Settembre 1997, può senz'altro essere inquadrata in tre distinte fasi sismiche.

La prima iniziata il 4 settembre e con i due eventi principali del 26 con epicentro tra le frazioni di Colfiorito, Cesi e Casenove. E' quella caratterizzata dalla magnitudo massima e, ovviamente, dagli effetti macrosismici più devastanti. Gli ipocentri di quasi tutte le 7000 scosse verificatesi sono posti ad una profondità compresa tra gli 8 ed i 15 km e giaciono, uniformemente distribuiti e per una lunghezza di circa 12 , sui medesimi piani di faglia.

La seconda ha avuto inizio il 9 ottobre con un rilevante evento di M 4.6 con localizzazione epicentrale tra i comuni di Preci e Sellano, nella media Valnerina, quindi più a sud del bacino di Colfiorito. Tale sequenza, protrattasi in maniera rilevante per circa 3 mesi con eventi comunque inferiori, può essere considerata "satellitare" alla prima, non conoscendosi bene allo stato la presenza in zona di un'autonoma faglia. Le analisi geofisiche hanno portato a ritenere che, l'imponente movimento a settentrione, abbia causato una concatenante e più estesa linea di fratturazione, con margine meridionale appunto in tale zona.

Stessa soluzione può adottarsi per la terza fase, quella incentrata con la poderosa scossa del 26 Marzo 98, anche se con distinguo maggiori. Epicentro localizzato nella fascia montana tra i comuni di Nocera Umbra e Gualdo Tadino, una decina di km a nord/ nord-ovest di Colfiorito. L'anomalia più evidente rispetto alle sequenze antecedenti è l'elevata profondità ipocentrale, circa 45/50 km quindi già negli strati superficiali astenosferici. Magnitudo stimata di Mb 5.5 con replica di poco inferiore (Mb 5.1 il 3/4/98). Profondità che se da un lato ha prodotto un risentimento macrosismico esteso (evento avvertito in tutta l'Italia centrale ed oltre), dall'altro ha di fatto limitato i danni superficiali alle già compromesse strutture abitative. Tale sequenza è stata caratterizzata da un consistente sciame sismico, di portata inferiore, tutt'oggi ancora in atto.


Nelle successive pagine correlate, potrete vedere la mappatura della zona, le foto degli effetti sulle strutture, le tracce dei maggiori eventi e soprattutto, con ampia documentazione e schede tecniche, il rapporto conoscitivo preliminare sul terremoto effettuato dal Servizio Sismico Nazionale, che cortesemente ci ha consentito di linkare le loro pagine web.